Operà
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La scatolina color avorio è aperta, in primo piano: è un carillon. Una piccola ballerina di plastica sta girando costantemente con un andatura lenta davanti ad un calendario da tavolo dove il giorno lunedì 5 settembre è cerchiato con l'evidenziatore rosa. Fuori campo, si intravede appena la sagoma sfumata di un quadro rosso sulla parete dietro la scena, in lontananza.
[Da una parte in città]
Passi decisi di una donna percorrono una strada in pietra. Indossa delle scarpe da ginnastica e una tuta, porta con se un borsone da palestra.
[Da un'altra parte nella stessa città]
Lo Sparks è affollato e buio, le luci psicadeliche bianche illuminano ad intermittenza una ragazza al centro della pista che balla visibilmente ubriaca.
[Con gli stessi intervalli di luce una ballerina vestita di bianco danza con grazia da sola sul palco di un teatro vuoto. Si alternano le danze della discoteca e del teatro. La stessa passione del ballo vista da due personalità diverse.]
Il portone sul retro del teatro da su una strada senza sfondo. Deserta. La ragazza in tuta, uscendo, viene aggredita da una figura che non vediamo. Sbatte forte la testa contro il muro. Perde i sensi e cade di faccia a terra a peso morto. Immagini confuse, sfuocate. Un rigagnolo di liquido denso striscia sinuoso come un serpente rosso lungo le fughe della pavimentazione in pietra.
Luci del crepuscolo; fine serata. La città è gremita di gente che rincasa frettolosamente.
Ava cammina ubriaca lungo il marciapiede immersa nella perfetta noncuranza dei passanti.
Nella direzione opposta Opal girovaga allo stesso modo in stato confusionale. Anche lei completamente ignorata dai cittadini ben vestiti che popolano le vie.
Le due donne proseguono nello stesso marciapiedi con un andamento molto simile anche se per motivi diversi: Ava ha lo sguardo perso nel vuoto, indossa un vestitino nero, il mascara sbavato che le riga il viso; Opal è dolce, l'espressione smarrita, ha un abito bianco candido e i piedi nudi. Entrambe bisognose di aiuto. Entrambe ignorate completamente dall'apatia dei passanti.
Ma poi si incrociano davanti alle scale del sottopassaggio della metropolitana. Si osservano, si sfiorano. Ava le accarezza il viso e sembra essere tornata sobria. Si sorreggono l'una all'altra con movimenti fluidi, improvvisano una danza insieme. Conoscono i passi, ballano in sincronia, sembrano l'una il riflesso dell'altra.
Un passante le divide brutalmente (nemmeno si accorge di averle urtate) e si perdono.
Opal viene inghiottita dalla folla e non si vede più.
Ava torna nel suo stato di ebbrezza a brancolare con un senso di sgomento nell'anima.
Un autobus di linea sosta alla fermata lì vicino e istintivamente Ava vi sale sopra.
Per terra, ai piedi delle scale del sottopassaggio, la piccola ballerina di plastica gira su se stessa sulle note ovattate del carillon. Passi veloci le sfrecciano intorno evitandola per miracolo. Poi, inevitabilmente, viene calciata lungo le scale del sottopassaggio.
La melodia del carillon cessa di suonare.
[Da una parte in città]
Passi decisi di una donna percorrono una strada in pietra. Indossa delle scarpe da ginnastica e una tuta, porta con se un borsone da palestra.
[Da un'altra parte nella stessa città]
Lo Sparks è affollato e buio, le luci psicadeliche bianche illuminano ad intermittenza una ragazza al centro della pista che balla visibilmente ubriaca.
[Con gli stessi intervalli di luce una ballerina vestita di bianco danza con grazia da sola sul palco di un teatro vuoto. Si alternano le danze della discoteca e del teatro. La stessa passione del ballo vista da due personalità diverse.]
Il portone sul retro del teatro da su una strada senza sfondo. Deserta. La ragazza in tuta, uscendo, viene aggredita da una figura che non vediamo. Sbatte forte la testa contro il muro. Perde i sensi e cade di faccia a terra a peso morto. Immagini confuse, sfuocate. Un rigagnolo di liquido denso striscia sinuoso come un serpente rosso lungo le fughe della pavimentazione in pietra.
Luci del crepuscolo; fine serata. La città è gremita di gente che rincasa frettolosamente.
Ava cammina ubriaca lungo il marciapiede immersa nella perfetta noncuranza dei passanti.
Nella direzione opposta Opal girovaga allo stesso modo in stato confusionale. Anche lei completamente ignorata dai cittadini ben vestiti che popolano le vie.
Le due donne proseguono nello stesso marciapiedi con un andamento molto simile anche se per motivi diversi: Ava ha lo sguardo perso nel vuoto, indossa un vestitino nero, il mascara sbavato che le riga il viso; Opal è dolce, l'espressione smarrita, ha un abito bianco candido e i piedi nudi. Entrambe bisognose di aiuto. Entrambe ignorate completamente dall'apatia dei passanti.
Ma poi si incrociano davanti alle scale del sottopassaggio della metropolitana. Si osservano, si sfiorano. Ava le accarezza il viso e sembra essere tornata sobria. Si sorreggono l'una all'altra con movimenti fluidi, improvvisano una danza insieme. Conoscono i passi, ballano in sincronia, sembrano l'una il riflesso dell'altra.
Un passante le divide brutalmente (nemmeno si accorge di averle urtate) e si perdono.
Opal viene inghiottita dalla folla e non si vede più.
Ava torna nel suo stato di ebbrezza a brancolare con un senso di sgomento nell'anima.
Un autobus di linea sosta alla fermata lì vicino e istintivamente Ava vi sale sopra.
Per terra, ai piedi delle scale del sottopassaggio, la piccola ballerina di plastica gira su se stessa sulle note ovattate del carillon. Passi veloci le sfrecciano intorno evitandola per miracolo. Poi, inevitabilmente, viene calciata lungo le scale del sottopassaggio.
La melodia del carillon cessa di suonare.

oper-1.mp3