In ether, to be continued (ghost track)

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Ava è sdraiata nella penombra della sua camera. Sopra la testata del letto un quadro completamente rosso, di un rosso intenso, dove si intravedono dei numeri e delle lettere in carattere gotico, sparse, lievemente in rilievo, in una sequenza che sembra non avere un senso logico. Sul comodino c'è la scatola delle medicine, un blister di pastiglie vuoto, una bottiglia di assenzio e una sveglia digitale che segna le 8,30 di giovedì 8 settembre.

Si desta confusa, e con smorfie di dolore si massaggia la testa.

«Gran bella dormita!». Noah è seduto sulla poltrona ai piedi del letto, nell'ombra. Vestito di nero si fonde con il buio. Dietro di lui c'è un grande specchio appeso alla parete che riflette l'immagine del quadro rosso.

La ragazza alza la testa dal cuscino con movimenti lenti, molto confusa:

«Sono sempre viva?» chiede.

«No.» risponde Noah.

«Sono morta?»

«No.» ripete di nuovo lui. «Morire è un privilegio che può permettersi solo chi vive.»

«Chi sei?»

Noah sogghigna...