In ether, so different so similar

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Noah è all'interno della sua auto.

La testa appoggiata sullo sterzo che preme sul clacson. E' privo di sensi.

Dal parabrezza ammaccato si intravede del fumo proveniente dal cofano.

Si desta, e con smorfie doloranti alza a fatica la testa disorientato.

«Gran bella botta!». Un misterioso uomo è seduto in auto con lui sul sedile del passeggero.

E' vestito di nero. L'aspetto eclettico, età indecifrabile. Moro, occhi scuri come la notte ben marcati, truccati forse, sorriso sarcastico.

Noah si guarda attorno con movimenti lenti, in stato confusionale.

«Sono sempre vivo?» chiede.

«No.» risponde l'uomo,

«Sono morto?»

«No.» ripete di nuovo lo strano uomo. «Morire è un privilegio che può permettersi solo chi vive.»

Soltanto adesso Noah realizza la presenza inquietante del misterioso passeggero.

«Chi sei?» chiede voltandosi verso di lui e osservandolo per la prima volta.

L'uomo con il solito sorrisetto sarcastico risponde: «Io sono il luogo in cui stai abitando da troppo tempo. La vita non si limita solo ad un respiro. Ma questo tu lo sai.»

Noah continua a fissare l'uomo con sospetto, violentandosi per arrestare l'evasione delle sue emozioni represse. Fatica a proseguire. La sua voce esce fuori a singhiozzi. Sta iniziando la sua arresa.

«La mia vita...». Esita. «... la mia vita è dentro ad una scatola nera. Io sono il nulla.»

«Guarda quella ragazza. Credi di essere “il nulla” per lei?» domanda l'enigmatico individuo.

«Sono stanco...» sussurra fra se Noah per dare un senso al suo disorientamento.

«Non ricorda niente. Solo tu puoi soccorrerla.» prosegue l'uomo ignorando le sue lagne. «Ci sei solo tu qui. E lei. Così diversi, così simili, perduti nello stesso Limbo.» Si sofferma un attimo, poi riprende: «La scelta è tua.»

Noah tenta di convincersi che tutto questo sia solo un allucinazione: «Questo non sta accadendo.»

«Dai un senso alla tua fottuta esistenza Noah!» esclama l'uomo avvicinandosi a lui stavolta facendosi minaccioso in volto.

Ed ecco che finalmente tutte le emozioni di Noah, trattenute dentro per troppo tempo, riescono ad emergere con un pianto liberatorio, isterico, disperato. Interminabile.

Poi si calma. Fa alcuni respiri profondi.

Lo strano uomo, che prima era seduto sul sedile del passeggero della macchina, adesso non c'è più.

(O non c'è mai stato?)


[so different so similar]



Il forte acquazzone si è placato.

La ragazza è in mezzo alla strada buia costeggiata dal bosco, rannicchiata su se stessa con il viso nascosto fra le mani. Completamente fradicia.

Noah esce di macchina, si avvicina a lei.

«Ehy! Tutto ok?» le chiede.

Lei alza lo sguardo dolcissimo e impaurito e risponde con un timido: «Sì. E te?»

«Credo di sì.» dice lui «Cosa ti è successo?»

«Non lo so.»

«Come ti chiami?»

«Opal.»

«Opal...» ripete lui. «...Bene Opal. Ti va una tazza di tè?»